fabio's profileBLOBBOPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
BLOBBOLe secche inestricabili e dure, gli stretti impervi, il maelstrom vorace, Agitano meno sabbia e alghe impure, Che i nostri cuori dove pure si riflette tanto cielo. |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
SCACCO MATTOIl cielo s'è fatto improvvisamente bianco e nero. Anzi ,tutto, ogni cosa, è conforme a due soli colori: il bianco e il nero. Nessuna sfumatura o gradazione. Due estremi, l'uno è sottrazione, fuga,perdita dei colori, l'altro è somma,l'insieme. Si potrebbe giocare a scacchi, in un mondo così. Sapete quindi di essere un pedone, senza movimento nè tempo. Ed è solo un sentirsi spingere, il cammino,uno scivolare davanti a sè, dove i passi non conoscono alcuna differenza perchè sono assenti. Si ha "quiete" ,alternativamente, su caselle dell'uno o dell'altro colore, ma non è concesso di "affezionarvi" alla casella sulla quale posate, mentre il passaggio è crisi, è lo smarrimento totale, in cui si ha la forte consapevolezza di perdere qualcosa, in questa fuga folle e maledetta. Invece no. Non cambia nulla. Rimanete dello stesso colore, nè più lucidi, nè più opachi. Ma quando si intravede la possibilità di cambiare, quando potete discostarvi dal cammino rigoroso e rettilineo che vi aspetta, quando pensate di poter afferrare voi stessi e dire:" non mi farò più spingere!" e mutare la direzione, e muoversi in diagonale, ecco che voi "mangiate". Il vostro progredire è una menzogna, voi andate avanti in virtù di una legge che non conoscete e alla quale ciecamente obbedite. Rimanete fermi perchè in realtà cambia solo il colore che vi sta sotto i piedi. Il nero, l'abisso. Il bianco, il vuoto. In entrambi i casi, siete ingombranti. Occupate qualcosa che non è vostro, che non era vostro, che non è di nessuno. é un "gioco". Vi si presenta una possibilità, un incontro con un pedone diverso da voi, e voi che fate? Lo mangiate. Ne prendete il posto,conquistate una posizione, con un rapido e isterico movimento della vostra figura lo spingete e tac!, ne assorbite l'equilibrio. Il vostro avversario cade, lo eliminate ed è escluso per sempre dalla scacchiera...ma voi rimanete comunque ingombranti...ed esposti...tremendamente esposti. Vi accorgete che non ci sono solo pedoni, sulla scacchiera...Scoprite con amarezza quanto tutto sia tragico e fatale. Nulla è innocuo, ogni cosa è distruttiva e crudele. Ma la scacchiera è l'unica cosa che vi tiene in vita, sapete che se verrete eliminati cadrete, e cadrete per sempre, senza posa, perchè voi siete un pedone diverso dagli altri. Voi avete SCELTO la scacchiera. L'avete scelta per non soffocare un vostro richiamo ed esaudire una vostra scelta, ma contemporaneamente ne rifiutate il gioco...Arriverà infine il momento in cui la scacchiera si spoglierà, pochi saranno i superstiti, magari anche voi sarete tra questi. Ma il gioco non cesserà...La beffa risiede proprio in questo: il gioco è eterno, e voi ne subirete le slealtà e le sue menzogne...e quanto più vi riterrete al sicuro, tanto più vi colpirà...e allora soffrirete in solitudine…voi, povero pedone. IL GIULLARE![]() Giacevo immobile tra mille canti, Possedevo fiori rinchiusi nei miei occhi. Camminavo urtando i lembi di un colore spezzato. Una nota stringeva come ghirlanda il mio sangue, Morivo infelice quando mi accorsi che non morivo. Perchè cantavo in solitudine davanti al mio involontario riflesso. Che taceva improvvisamente salendo dentro di me. IL VENTO Tra le mani la mia unica attesa è caduta soffocata da un mare di parole. Tra le mie mani è il buio delle risposte mai date. La mia bocca assaggia il vuoto non potendo riempirsene. Nelle pesanti braccia di questa notte intravedo una candela, lontana, sola. Non è ferma. Danza sotto il pungolo di un alito freddo, i cui echi invisibili modellano il suo corpo, un'onda rossa nel nero sconfinato. Lingua che lecca la notte. Lingua che piega le ombre. Ma scendono lacrime di cera, è il suo pianto. Cieco, il freddo annulla ogni riflesso, ogni risposta. Ogni perchè. Tra le sue mani una facile rinuncia. Sotto la costanza di quel vento, non ci saranno più liquide luci, ma solo immobili lacrime. LA RIVELAZIONENon ama manifestare i suoi sentimenti, e sarebbe magari capace d'un atto crudele, piuttosto che rivelare il suo cuore con delle parole. Qualche volta però non è nevrastenico affatto, ma semplicemente freddo e insensibile fino ad essere disumano, sì, proprio come se s'alternassero due caratteri opposti. A volte è tremendamente taciturno! Non ha mai tempo per nulla, tutti lo disturbano, e poi se ne sta sdraiato per giornate intere, in ozio. Non è canzonatore, ma non per mancanza d'acume; sembra che non abbia tempo da dedicare ad uno spasso tanto sciocco. Non ascolta fino alla fine quello che gli si dice. Non si interessa mai di ciò che in un dato momento interessa tutti. Ha un altissimo concetto di sè e, a quanto pare, con un certo diritto. TRISTEZZA DELLA LUNA Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera: come una bella donna su guanciali profondi, che carezzi con mano disattenta e leggera prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi, lei su un serico dorso di molli aeree nevi moribonda s'estenua in perduti languori, con gli occhi seguitando la apparizioni lievi che sbocciano nel cielo come candidi fiori. Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta nottambulo raccatta con mistico fervore nel cavo della mano quella pallida lacrima iridescente come scheggia d'opale. e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore. C. BAUDELAIRE GERMANIA ANNO ZERO!Zuruck. Il ritorno. Ore 9.00. Il mio letto a scaldarmi al risveglio. La chitarra affianco. I miei libri sopra la mia testa. Mi alzo e mi accorgo di essere finalmente a casa! E mi domando allora: Cosa ho fatto fino ad ora?Dove ho passato gli ultimi mesi?.Ma la mia domanda non attende risposta perchè improvvisamente dalle tenebre del mio lettino esce un omone dalla barba lunghissima, la faccia gioconda, due piccoli occhialini a contenere i suoi occhi vivaci e un piccolo cappello ebreo leggermente inclinato sul suo capo. "Hallo, mein freund!" grida con un ampio sorriso appena visibile tra i suoi folti baffi. "Ich darò einen risposta alle tue kleine domande" mi dice, con un marcato accento teutonico. Mi offre una birra, ma di quella buona, quella tedesca, leggera, fresca. Io la bevo e i miei occhi si fanno improvvisamente pesanti.....Pian piano la figura dell'omone sbiadisce come colore nell'acqua...Poi il buio....e solo una voce a farmi compagnia... "...Questa è una storia molto triste. Immaginiamoci allora come sottofondo musicale la triste sonata di un triste violino nelle mani di un altrettanto triste sonatore di violino(Cane). Il tutto incastonato in una triste giornata d'autunno. Tutto è talmente triste che un uomo, appena uscito di galera, a sentire questa storia si intristì anch'egli. Beh, tristezza a go-go insomma. Orbene, questa mesta storia ha come protagonista un infelice gelataio italiano emigrante. Egli aveva bisogno di tanti soldi per condurre la sua (in)felice vita. Si prodigò allora nella ricerca di un lavoro. Uno qualsiasi. Li provò tutti. Dal faticoso lavoro di uomo-lavatrice, passando per l'uomo-cavallo, fino all'improbabile lavoro di uomo-semaforo, lasciato immantinente perchè non gli riusciva bene di fare l'arancione. Il pover'uomo era disperato. Tutto gli era precluso. Ma quando tutto sembrava tramontare definitivamente, ecco la chiamata tanto attesa:" Tu, uomo, preparati, si va in Germania! I tuoi prossimi tre mesi li passerai ivi" L'uomo, felice(si fa per dire), riempì allora la sua valigia di pacchi di pasta, caciotte e caciocavalli(essi, era del sud) ed emigrò cosi in germania". Precisamente nella germania del nord, nella angusta regione dello schleswig-holstein, destinazione Oldenburg in holstein. Ad accoglierlo un severo e ovviamente triste clima freddo e tanti strani figuri. Accasatosi nel paesotto, scoprì che il suo lavoro sarebbe stato quello di uomo-gelato(eismann)."Non dovrebbe essere molto difficile questo lavoro" pensò. "E poi posso fregarmi il gelato quando voglio!" E la sua avventura ebbe inizio. All'inizio molte cose gli sembravano alquanto inconsuete e strane, ma attribuì il tutto alla sua meridionalità. Si sbagliava. Era capitato in un postaccio e il lavoro non era tanto bello come poi aveva pensato. Doveva infatti imparare da solo, senza nessun aiuto esterno, tante formule con cui mischiare i gusti di gelato che avrebbero dovuto soddisfare gli esigenti e quantomai ottusi palati dei rozzi abitanti di quella oscura cittadina. Tante erano le formule, varie, diverse ed eventuali. Molte erano simili ed era facile per lui sbagliare, pover'uomo. Ma capitelo, signori miei. Aveva appena iniziato! na! che cazzo dagli un po di tempo puttana cameriera tedesca!Ma una formula in particolare aveva scandito ogni suo giorno, ogni settimana, per tutti i tre mesi: IN EIN WAFFELN OR IN EIN BECHER?. Questa formula dava inizio ad un rito inconsueto. Ma era preceduta da una celebrazione altrettanto strana. Il tutto cominciava dal quieto avvicinarsi di personaggi obliqui alla fenster(finestra), che in una atmosfera caliginosa e pesante, con occhi piccoli, maligni, e pensanti, scrutavano scientificamente gli eissorte(gusti di gelati) alla ricerca della alchemica miscela perfetta di gelato. "Also, zwei kugel straZZiatella mit sahne und portion erdbeersobe in ein becher, bitte." E il terrore ebbe inizio..." Mi sveglio di soprassalto, spaventato.Mi accorgo che l' omone è scomparso. E allora ricordo tutto.... La germania mi sembra ormai così lontana, e non parlo di lontananza fisica, ma di pensiero. Tutto sembra già svanire nella mia mente. Le lunghe giornate passate dietro un limitato bancone di una deprimente gelateria non hanno mai avuto spazio tra i miei ricordi e mai lo avranno. Non ho memoria di quei giorni tutti uguali, mai diversi, senza novità, come un mare senza onde, senza una corrente. Immobili. Ricordo solo l'alta marea...Se penso a me durante quei giorni e dovessi affidarmi un colore, allora mi vedo immerso in un'alone di un denso e cupo grigio di flebili sfumature. Come il colore del cielo che si stendeva immenso e imperioso sopra di me. Quante notti ho passato a vedere quel cielo, cosi malinconico, eppure meraviglioso. Come un lenzuolo enorme in cui potersi rifugiare dalle amarezze di quella vita cosi lontana dal mio mondo. E intravedere tra quelle sfumature di quel cielo un varco verso un luogo lontano da li. Era bella poi la pioggia improvvisa, pronta a sorprenderti, a rinfrescarti. Mi ricordo la natura cosi prepotentemente vicina alla città, un mosaico perfetto,e gli stupendi crepuscoli che annunciavano la morte dei giorni. Il vento che increspava i laghetti. Le papere. I canneti. I boschi. La nebbia vivida che appannava la luce dei lampioni. Il cimitero in perfetta ambientazione gotica. Le tombe secolari. La città deserta con me soltanto a camminare nei suoi vicoli. Un piccolo ma accogliente locale metallaro e il jukebok con il quale scegliere la musica che volevi e la gente ospitale che lo frequentava. Le nubi, belle soprattutto di notte, a fare da cornice alla luna, mai cosi perfetta, e le stelle...Piccole cose queste, che mi hanno aiutato ad andare avanti. Piccole cose, che tuttavia sono le uniche rimaste e che hanno dato "colore". Assieme ad un piccolo faro e tante lettere... Ora tutto è finito. La Germania, per la quale nutrivo una grande considerazione, mi ha un po deluso. Almeno la zona dove sono stato. Poi per il resto non so come sia. Tuttavia, ho raggiunto i miei obbiettivi, nonostante i molti ostacoli incontrati e le tante delusioni. Tutto però è ormai alle spalle. Le cose sono tornate al loro posto e altre sono cambiate. Adesso prossima meta, l'Olandaaaaaaaaaaaa. E stavolta ci vado come turista. TCHUUUUUUUUUUUUUUUUUSSSSSSSSSSSSSSSSSS!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! CARME 72Dicebas quondam solum te nosse Catullum, Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem. Dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam, sed pater ut gnatos diligit et generos. Nunc te cognovi: quare etsi impensius uror, multo mi tamen es vilior et levior. Qui potis est? Inquis. Quod amantem iniuria talis cogit amare magis, sed bene velle minus. Stanotte ascolto musica classica. L'unica musica in grado di confortare lo spirito e inebriare i sensi.All' improvviso la notte assume un altro volto, anzi più d'uno, ogni faccia una sfumatura, un eco diverso.é come stessi partorendo adesso dalla mia mente questa musica, ogni mia pressione sui tasti è una nota in più, il movimento delle mia mani il ritmo, la cadenza, il tempo è la dimensione della mia anima.il mio essere la musica stessa. Mai come adesso mi sento "completo". Ma poi mi chiedo: Cos'è la completezza? Esiste? No. Non credo si possa parlare di completezza, quanto invece di finitezza. Ogni cosa è completa quando è finita, quando ha un inizio e un termine. il cerchio è completo perchè finito. Il tempo è incompleto perchè infinito(ma l'orologio è un cerchio e segna il tempo. quale dei due allora è finito o infinito?:D).E l'uomo? sospeso tra la dimensione geometrica e temporale, è completo o no? l'uomo è un enigma. Facile preda dei sentimenti, afferma che nell'amore trova la sua completezza, il riempimento delle sue mancanze. Niente di più falso. Fino a quando i sentimenti saranno i suoi padroni, avremo un uomo "in-finito", che tende sempre a qualcosa. Questa continua pulsione è la causa del suo dissidio interiore. Si vive così nelle catene dell'amore e dell'odio, oscillare continuamente tra i sì e i no, volontariamente lontano e volontariamente vicino. Mai un equilibrio, solo disarmonia...Abbiamo poi gli asceti, spiriti solitari che coltivano la proprio anima nutrendosi di solitudine e pensiero, indifferenti alle passioni, ma tuttavia anch'essi incompleti, poichè schiavi di se stessi e se stessi soltanto. In poche parole la completezza umana è una chimera. Non la si ritrova nell'unione di due persone, nè nella solitudine, nè nella ricerca di qualcosa. E Catullo lo spiega benissimo... In quanto alla mia completezza di cui ho accennato prima...beh è una mia licenza di pensiero. UNO l'incombere umorale degli affetti del sangue l'incombere umorale delle idee delle istanze l'insolente promessa sciocca vacua solenne di bastare a sé non tornerò mai dov'ero già non tornerò mai a prima mai l'incombere umorale delle idee delle istanze l'incombere umorale degli affetti del sangue potessi dirti quello che nemmeno posso scriverti esiterei nel farlo oggi è domenica domani si muore oggi mi vesto di seta e candore oggi è domenica domani si muore oggi mi vesto di rosso e d'amore ..ad onta di ogni strenua decisione o voto contrario mi trovo imbarazzato sorpreso ferito per una irata sensazione di peggioramento di cui non so parlare né so fare domande... VOGLIO L' ABISSO, SOLO PER SCORGERNE LA SUA FINE...E RITORNARE ALLA "LUCE"... DIAFRAMMA - Ultimo Boulevard
La strada notturna si snoda ubriaca di pioggia parlano i cuori alle spine, pungenti come pianti d'infanzia. In questo mattino che recide le vene appassite io ritrovo linee che ho perduto e ritrovo parole che credevo gettate sull'acqua ma sono state loro a trovare me... ma sono state loro... loro a trovare me... ... loro a trovare me! Camminando da solo attraverso gli specchi di un labirinto ho creduto di tracciare sentieri dove seguire il cammino dei giorni, dove seguire... dove seguire il violento cammino dei giorni. O sono stati loro a seguire me, o sono stati loro a seguire me, o sono stati loro... loro a seguire me! ... loro a seguire me! O sono stati loro a seguire me, o sono stati loro a seguire me, o sono stati loro... loro a seguire me! ... loro a seguire me! ... loro a seguire me! ... loro a seguire...... Mado che bella canzone! Stasera ho deciso di dedicarmi all'ascolto dei diaframma. Incredibile come queste canzoni riescano ad avvolgermi totalmente, e non parlo solo di sensazioni...sono canzoni che provocano, che approdano a delle domande (in questo mattino che recide le vene appassite) ed emarginano qualsiasi risposta..(ma sono state loro a trovare me). Ogni nota, ogni parola, è una suggestiva emozione sospesa nell'aria, che racchiude e cancella il significato della precedente...come i giorni che si inseguono e che non si trovano...ultimo boulevard in particolare mi ha colpito...mi dà l'idea di una speranza che riaffiora, quasi per caso, in un mattino come tanti. ma è un attimo breve, una debole illusione...perchè in seguito questi pensieri svaniscono e annegano nel niente, nell'inerzia, annullati da se stessi, dalla loro inutilità, travolti da una onnipresente incertezza che convive da sempre in ogni scelta o promessa. Meglio farsi rincorrere allora, piuttosto che inseguire...oppure? (ps: quanto amo i diaframma!!!!!!!!) MEG - DistanteSvegliami prima dell'alba Portami dove la luce non c'è Cosi chè il Sole non illumini più Tutte le paure, tutto questo dolore Ogni momento sembra cruciale In un istante tutto può accadere In un attimo solo Tutto può cambiare Passami le snickers voglio scappare Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta Fammi sentire distante lontano anni luce da qua Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta Fammi sentire distante lontano anni luce da qua Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta Fammi sentire distante lontano anni luce da qua Svegliami prima dell'alba Portami dove la luce non c'è Cosi chè il Sole non illumini piùTutte le paure, tutto questo dolore Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta Fammi sentire distante lontano anni luce da qua Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta Fammi sentire distante lontano anni luce da qua Inventa per me nuove parole suoni inediti e dolci per non farmi soffrire regalami tutte le stelle cadenti ed uno solo sarà il mio desiderio Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta Fammi sentire distante lontano anni luce da qua Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta Fammi sentire distante lontano anni luce da qua Fammi sentire distante da ciò che più a cuore mi sta Fammi sentire distante lontano anni luce da qua. UN DIPINTODinanzi egli sta, come un vagabondo di fronte alla notte, ad una bianca tela, sporcata lentamente dai suoi colori, perdendosi nelle sfumature che si creano...sfumature che si intrecciamo in mille gradazioni, partorite da pennellate ora forti e sicure, ora tenui e delicate. I colori e la tela , due amanti perfetti. VEGGIO AL MIO NAVIGAR TURBATI I VENTI"...il viaggiatore viaggia solo e non lo fa per tornare contento, lui viaggia perchè di mestiere ha scelto il mestiere di vento.." Uno dei miei vagheggiamenti ricorrenti riguarda il viaggiare. Conoscere cose. Esplorare. Scoprire. Ma cosa è il viaggio? Il viaggio è un modo irrazionale e provocatorio di sciogliersi dalle vecchie cose, di affrancarsi dal sentiero ormai conosciuto e battuto da tutti, di seguire scie volubili, senza direzioni prefissate, come delle strade sul mare. E affrontare così l'ignoto. Scoprire l'essenza dell'insondabile e dell' apparentemente inconsistente perchè lontano attraverso un veloce passaggio è il fine del viaggio stesso. Non intendo il viaggio come transizione per la conquista di qualcosa( si può però parlare di aumento delle nostre conoscenze). Una volta conquistata una cosa puoi solo perderla. D'altronde è ciò che rende inafferrabili le cose a spingerci a ricercarle continuamente. Il significato del viaggio risiede quindi nel suo percorso, nel raggiungimento di una meta che dovrà apparire necessariamente sfuggevole, mai sicura, , in un continuo avvicinarsi e allontanarsi. Mai fermarsi. Una volta fermi ci si volge indietro e si vedono soltanto le proprie orme. Allora quella che abbiamo percorso sarebbe una strada, un' altra ,che non calpesteremo mai più, che escluderemo da quelle infinitamente percorribili. Questo inappagamento di fondo condurrà proprio alla ricerca forsennata, la "quete", una volontà superiore e incontrollabile. Emblematico in questo senso è il particolare della cappella sistina in cui l'uomo e dio, impossibilitati a toccarsi, tendono continuamente l'uno verso l'altro: cosi vicini eppure lontani. Ci sono molti modi di viaggiare e di partire, di conoscere, e molte sono le mete che (non) si raggiungeranno. Alcuni viaggiano leggendo semplicemente un libro, aprendosi verso nuove idee, altri proiettano la propria mente verso "altri mondi"(magari aiutati da una buona dose di erbapipa Una zattera in balia di me stesso, senza alcuna stella che mi possa indicare il percorso.. senza alcuna spiaggia all'orizzonte. Solo un grande buio. Solo la vastità del mare. Solo il caso. Come il vento che non ha direzione..Così' mi sento... |
|
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
|
|