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    IL VENTO

    Tra le mani la mia unica attesa è caduta soffocata da un mare di parole. Tra le mie mani è il buio delle risposte mai date. La mia bocca assaggia il vuoto non potendo riempirsene.
    Nelle pesanti braccia di questa notte intravedo una candela, lontana, sola. Non è ferma. Danza sotto il pungolo di un alito freddo, i cui echi invisibili modellano il suo corpo, un'onda rossa nel nero sconfinato. Lingua che lecca la notte. Lingua che piega le ombre. Ma scendono lacrime di cera, è il suo pianto. Cieco, il freddo annulla ogni riflesso, ogni risposta. Ogni perchè. Tra le sue mani una facile rinuncia.
    Sotto la costanza di quel vento, non ci saranno più liquide luci, ma solo immobili lacrime.

    LA RIVELAZIONE

    Non ama manifestare i suoi sentimenti, e sarebbe magari capace d'un atto crudele, piuttosto che rivelare il suo cuore con delle parole. Qualche volta però non è nevrastenico affatto, ma semplicemente freddo e insensibile fino ad essere disumano, sì, proprio come se s'alternassero due caratteri opposti. A volte è tremendamente taciturno! Non ha mai tempo per nulla, tutti lo disturbano, e poi se ne sta sdraiato per giornate intere, in ozio. Non è canzonatore, ma non per mancanza d'acume; sembra che non abbia tempo da dedicare ad uno spasso tanto sciocco. Non ascolta fino alla fine quello che gli si dice. Non si interessa mai di ciò che in un dato momento interessa tutti. Ha un altissimo concetto di sè e, a quanto pare, con un certo diritto.
    Raskolnikov

    TRISTEZZA DELLA LUNA

    Nei suoi sogni la luna è più pigra, stasera:
    come una bella donna su guanciali profondi,
    che carezzi con mano disattenta e leggera
    prima d'addormentarsi i suoi seni rotondi,

    lei su un serico dorso di molli aeree nevi
    moribonda s'estenua in perduti languori,
    con gli occhi seguitando la apparizioni lievi
    che sbocciano nel cielo come candidi fiori.

    Quando a volte dai torpidi suoi ozi una segreta
    lacrima sfugge e cade sulla terra, un poeta
    nottambulo raccatta con mistico fervore

    nel cavo della mano quella pallida lacrima
    iridescente come scheggia d'opale.
    e, per sottrarla al sole, se la nasconde in cuore.

                                  C. BAUDELAIRE

    GERMANIA ANNO ZERO!

    Zuruck.
    Il ritorno.

    Ore 9.00.
    Il mio letto a scaldarmi al risveglio. La chitarra affianco. I miei libri sopra la mia testa. Mi alzo e mi accorgo di essere finalmente a casa! E mi domando allora: Cosa ho fatto fino ad ora?Dove ho passato gli ultimi mesi?.Ma la mia domanda non attende risposta perchè improvvisamente dalle tenebre del mio lettino esce un omone dalla barba lunghissima, la faccia gioconda, due piccoli occhialini a contenere i suoi occhi vivaci e un piccolo cappello ebreo leggermente inclinato sul suo capo. "Hallo, mein freund!" grida con un ampio sorriso appena visibile tra i suoi folti baffi.
    "Ich darò einen risposta alle tue kleine domande" mi dice, con un marcato accento teutonico.
    Mi offre una birra, ma di quella buona, quella tedesca, leggera, fresca. Io la bevo e i miei occhi si fanno improvvisamente pesanti.....Pian piano la figura dell'omone sbiadisce come colore nell'acqua...Poi il buio....e solo una voce a farmi compagnia...

    "...Questa è una storia molto triste. Immaginiamoci allora come sottofondo musicale la triste sonata di un triste violino nelle mani di un altrettanto triste sonatore di violino(Cane). Il tutto incastonato in una triste giornata d'autunno. Tutto è talmente triste che un uomo, appena uscito di galera, a sentire questa storia si intristì anch'egli. Beh, tristezza a go-go insomma.
    Orbene, questa mesta storia ha come protagonista un infelice gelataio italiano emigrante. Egli aveva bisogno di tanti soldi per condurre la sua (in)felice vita. Si prodigò allora nella ricerca di un lavoro. Uno qualsiasi. Li provò tutti. Dal faticoso lavoro di uomo-lavatrice, passando per l'uomo-cavallo, fino all'improbabile lavoro di uomo-semaforo, lasciato immantinente perchè non gli riusciva bene di fare l'arancione. Il pover'uomo era disperato. Tutto gli era precluso. Ma quando tutto sembrava tramontare definitivamente, ecco la chiamata tanto attesa:" Tu, uomo, preparati, si va in Germania! I tuoi prossimi tre mesi li passerai ivi" L'uomo, felice(si fa per dire), riempì allora la sua valigia di pacchi di pasta, caciotte e caciocavalli(essi, era del sud) ed emigrò cosi in germania". Precisamente nella germania del nord, nella angusta regione dello schleswig-holstein, destinazione Oldenburg in holstein.
    Ad accoglierlo un severo e ovviamente triste clima freddo e tanti strani figuri.
    Accasatosi nel paesotto, scoprì che il suo lavoro sarebbe stato quello di uomo-gelato(eismann)."Non dovrebbe essere molto difficile questo lavoro" pensò. "E poi posso fregarmi il gelato quando voglio!"
    E la sua avventura ebbe inizio. All'inizio molte cose gli sembravano alquanto inconsuete e strane, ma attribuì il tutto alla sua meridionalità. Si sbagliava. Era capitato in un postaccio e il lavoro non era tanto bello come poi aveva pensato. Doveva infatti imparare da solo, senza nessun aiuto esterno, tante formule con cui mischiare i gusti di gelato che avrebbero dovuto soddisfare gli esigenti e quantomai ottusi palati dei rozzi abitanti di quella oscura cittadina. Tante erano le formule, varie, diverse ed eventuali. Molte erano simili ed era facile per lui sbagliare, pover'uomo. Ma capitelo, signori miei. Aveva appena iniziato! na! che cazzo dagli un po di tempo puttana cameriera tedesca!Ma una formula in particolare aveva scandito ogni suo giorno, ogni settimana, per tutti i tre mesi: IN EIN WAFFELN OR IN EIN BECHER?.
    Questa formula dava inizio ad un rito inconsueto. Ma era preceduta da una celebrazione altrettanto strana. Il tutto cominciava dal quieto avvicinarsi di personaggi obliqui alla fenster(finestra), che in una atmosfera caliginosa e pesante, con occhi piccoli, maligni, e pensanti, scrutavano scientificamente gli eissorte(gusti di gelati) alla ricerca della alchemica miscela perfetta di gelato. "Also, zwei kugel straZZiatella mit sahne und portion erdbeersobe in ein becher, bitte." E il terrore ebbe inizio..."

    Mi sveglio di soprassalto, spaventato.Mi accorgo che l' omone è scomparso. E allora ricordo tutto....

    La germania mi sembra ormai così lontana, e non parlo di lontananza fisica, ma di pensiero. Tutto sembra già svanire nella mia mente. Le lunghe giornate passate dietro un limitato bancone di una deprimente gelateria non hanno mai avuto spazio tra i miei ricordi e mai lo avranno. Non ho memoria di quei giorni tutti uguali, mai diversi, senza novità, come un mare senza onde, senza una corrente. Immobili. Ricordo solo l'alta marea...Se penso a me durante quei giorni e dovessi affidarmi un colore, allora mi vedo immerso in un'alone di un denso e cupo grigio di flebili sfumature. Come il colore del cielo che si stendeva immenso e imperioso sopra di me. Quante notti ho passato a vedere quel cielo, cosi malinconico, eppure meraviglioso. Come un lenzuolo enorme in cui potersi rifugiare dalle amarezze di quella vita cosi lontana dal mio mondo. E intravedere tra quelle sfumature di quel cielo un varco verso un luogo lontano da li. 
    Era bella poi la pioggia improvvisa, pronta a sorprenderti, a rinfrescarti. Mi ricordo la natura cosi prepotentemente vicina alla città, un mosaico perfetto,e gli stupendi crepuscoli che annunciavano la morte dei giorni. Il vento che increspava i laghetti. Le papere. I canneti. I boschi. La nebbia vivida che appannava la luce dei lampioni. Il cimitero in perfetta ambientazione gotica. Le tombe secolari. La città deserta con me soltanto a camminare nei suoi vicoli. Un piccolo ma accogliente locale metallaro e il jukebok con il quale scegliere la musica che volevi e la gente ospitale che lo frequentava. Le nubi, belle soprattutto di notte, a fare da cornice alla luna, mai cosi perfetta, e le stelle...Piccole cose queste, che mi hanno aiutato ad andare avanti. Piccole cose, che tuttavia sono le uniche rimaste e che hanno dato "colore". Assieme ad un piccolo faro e tante lettere...
    Ora tutto è finito. La Germania, per la quale nutrivo una grande considerazione, mi ha un po deluso. Almeno la zona dove sono stato. Poi per il resto non so come sia. Tuttavia, ho raggiunto i miei obbiettivi, nonostante i molti ostacoli incontrati e le tante delusioni. Tutto però è ormai alle spalle. Le cose sono tornate al loro posto e altre sono cambiate. 
    Adesso prossima meta, l'Olandaaaaaaaaaaaa. E stavolta ci vado come turista.

    TCHUUUUUUUUUUUUUUUUUSSSSSSSSSSSSSSSSSS!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!